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IL PROGETTO

La pandemia del COVID-19, al pari di altri eventi calamitosi, costituisce una minaccia non solo per l’integrità fisica, ma anche per l’integrità psichica degli esseri umani, ponendoli a confronto, in maniera diretta ed improvvisa, con la loro fragilità e smantellando le credenze basiche circa la controllabilità degli eventi. In particolare, le società tecnico-scientifiche faticano a tollerare le calamità a causa del sentimento di insicurezza generato dalla messa in discussione dell’idea che il rischio sia facilmente calcolabile e conoscibile. In particolare, gli operatori sanitari si sono trovati “in prima linea” a combattere contro un nemico tanto invisibile quanto imprevedibile. Ciò ha comportato l’esposizione a due scenari diversi tra loro, ma entrambi profondamente minacciosi: da un lato la minaccia della contaminazione propria e dei propri cari vissuta sul posto di lavoro a contatto con pazienti COVID; dall’altro, la profonda solitudine avvertita al rientro nelle mura domestiche, una solitudine che portava con sé il frastuono dei vissuti traumatici esperiti ma, in qualche modo, azzittiti nel corso della giornata, quando non c’era tempo per pensare né per sentire, ma solo un’estrema necessità di “fare”.

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COSA FA RIRES

Cooperativa Generazioni FA e l’ONG CESVI, attivi nell’area della bergamasca particolarmente colpita dalla pandemia, hanno richiesto a RiRes un’azione di supporto ai propri operatori in prima linea nella cura delle fasce più vulnerabili della popolazione: sanitari, ausiliari socio-assistenziali, assistenti famigliari ed educatori che operano nell’ambito della tutela degli anziani e dei minori mediante servizi residenziali e domiciliari. La richiesta è nata dall’osservazione da parte dei coordinatori dei servizi dell’estrema fatica manifestata dagli operatori, travolti dall’emergenza e da tutte quelle paure che il Covid-19 si porta dietro, ma anche dalla consapevolezza dell’imprescindibilità della loro presenza al fianco e a supporto dei pazienti e delle loro famiglie. A più riprese questi operatori hanno richiesto il supporto e la cura da parte dei loro coordinatori, i quali, a loro volta, si sono sentiti impreparati a rispondere alle loro “grida di aiuto”.  In risposta a questo bisogno, è nata l’idea di impostare un dispositivo di supporto fondato sul paradigma della resilienza, da indirizzare ai coordinatori e alle figure di riferimento di equipe, finalizzato a promuovere in loro l’assunzione del ruolo di tutori di resilienza nei confronti dei membri del loro staff.


A tal fine, si è ritenuto di particolare interesse e pertinenza il protocollo “Resilience promoting curriculum for people in emergency response and first responder contexts” che il Resilience Research Center (RRC) della Dalhoise University ha sviluppato e implementato in Canada in collaborazione con il Public Services and Safety Association (PSHSA). RiRes ha riadattato il protocollo al contesto italiano di emergenza sanitaria da COVID-19 e lo ha implementato nel corso della prima e della seconda ondata pandemica a supporto di operatori sanitari. Il protocollo ha previsto 2 incontri preliminari di analisi dei bisogni e 10 sessioni formative condotte da remoto da 2 formatori RiRes, con gruppi di 10 coordinatori di equipe.


Inoltre, la cooperativa ha richiesto a RiRes un secondo intervento di supporto da condurre nella fase post-emergenza, finalizzato a promuovere la riflessione e la rielaborazione dell’accaduto per edificare percorsi di ricostruzione e rinascita personali e sociali. Verranno dunque proposti percorsi formativi sul modello Tutori di Resilienza a team multidisciplinari, costituti da sindaci, medici di base, amministratori ed educatori, attori fondamentali nel processo di riparazione dei gravi danni al tessuto sociale conseguenti alla pandemia, che dovranno accompagnare le comunità a ricostruirsi, ovvero a ricucire i propri legami intrapischici e sociali, e a ristrutturare il proprio passato e il proprio presente senza che il futuro rimanga più una rappresentazione inabbordabile.


A fronte della richiesta della cooperativa FA, RiRes, in collaborazione con CESVI, ha proposto l’implementazione del protocollo “Resilience promoting curriculum for people in emergency response and first responder contexts”, messo a punto dal Resilience Research Center della Dalhoise University. Professionisti dell’Università americana hanno così formato alcune figure di RiRes all’applicazione del modello. Il protocollo ha previsto due incontri preliminari di analisi dei bisogni e dieci sessioni formative con due formatori RiRes, con gruppi di massimo dieci coordinatori di equipe.

Il lavoro di RiRes si è strutturato intorno a 10 risorse di resilienza risultate cruciali per gestire l’emergenza:

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COME E PERCHÉ RESILIENZA

L’emergenza da COVID-19 ha esacerbato le difficoltà e le vulnerabilità degli operatori sanitari, esponendoli direttamente ad eventi traumatici su cui, soprattutto nelle fasi iniziali, si è faticato ad esercitare un controllo attivo. A più riprese, professionisti sanitari, ausiliari socio-assistenziali, assistenti famigliari ed educatori che operano nell’ambito della tutela degli anziani e dei minori mediante servizi residenziali e domiciliari hanno richiesto il supporto e la cura da parte dei loro coordinatori, i quali, a loro volta, si sono sentiti impreparati a rispondere alle loro “grida di aiuto”.  In risposta a questo bisogno, è nata l’idea di impostare un dispositivo di supporto fondato sul paradigma della resilienza, da indirizzare ai coordinatori e alle figure di riferimento di equipe, finalizzato a promuovere in loro l’assunzione del ruolo di tutori di resilienza nei confronti dei membri del loro staff.

Lavorare sulla resilienza ha significato attingere alle risorse già presenti e favorirne la consapevolezza e il potenziamento. Di fronte alla situazione emergenziale non si è cercato unicamente di ridurre le vulnerabilità, ma di aumentare il senso di autoefficacia, di potenziare le relazioni di supporto, di favorire processi di significazione funzionali e di riformulare il significato stesso degli eventi traumatici, nella consapevolezza che, per utilizzare le parole di Seneca, “per l’individuo e per la collettività niente è stabile”.

I risultati mostrano che la partecipazione a R2 è stata associata alla riduzione dei livelli di stress percepito e dei sintomi di burnout e ad un aumento significativo delle risorse individuali e gruppali di resilienza socio-ecologica negli operatori sanitari coinvolti.