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IO CONTO

IL PROGETTO

Il problema della violenza nei confronti dei minori rappresenta in Italia un fenomeno tanto grave quanto complesso. In molti casi rimane purtroppo un fenomeno nascosto, non denunciato e sottostimato, perché spesso le violenze si consumano all’interno delle mura famigliari, dando vita ad un sentimento di vergogna e difficoltà di denuncia generati da fattori culturali e/o dalla paura. Il progetto IoConto si rivolge agli operatori che lavorano con minori e famiglie in condizione di rischi, trasmettendo loro strumenti e metodologie di resilienza assistita per la presa in carico. In particolare, il progetto coinvolge i seguenti territori che presentano peculiari rischi e vulnerabilità: 

  • Campania e Puglia risultano essere tra le quattro regioni - insieme a Calabria e Sicilia - di maggior criticità relativamente al sistema dei servizi, rispetto ad un’alta presenza di fattori di rischio. 

  • Lombardia risponde con un sistema di servizi carente rispetto alla media nazionale. 

Nello specifico le aree d’intervento individuate sono state Bergamo (Lombardia), Quartiere San Pietro a Patierno (NA, Campania) e Quartiere San Paolo (BA, Puglia). Il progetto, della durata di 13 mesi (Settembre 2018/Ottobre 2019) ha coinvolto circa 25 operatori che operano in comunità d’accoglienza, centri diurni o altri servizi che hanno come utenza bambini vittime di violenza e 50 bambini per territorio, per un totale di 75 operatori e 150 bambini. Il progetto si propone di:

  • Proporre nuova prospettiva con cui guardare e trattare i bambini vittime di maltrattamento e le loro famiglie, pensati come agenti dotati di risorse.

  • Co-costruire un’equipe multidisciplinare, che sia in grado di condividere buone pratiche a partire dalle esperienze, conoscenze e risorse maturate.

  • Pensare alla resilienza come cornice di riferimento nel lavoro con bambini e famiglie che rientrano in circuiti di maltrattamento e trascuratezza.

  • Formare al (e attraverso il) modello Tutor di Resilienza, volto a formare figure educative che arrivino a favorire nel bambino vittima di maltrattamento processi resilienti.

  • Migliorare il benessere e la salute psicofisica dei beneficiari del progetto attraverso l’applicazione del modello Tutor di Resilienza da parte degli operatori.

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COSA FA RIRES

All’interno del progetto IoConto, RiRes ha lavorato su più livelli e in diverse fasi all’interno di un percorso articolato.


1. Analisi dei bisogni guidata

Nel settembre 2018, il team RiRes ha incontrato alcuni operatori in rappresentanza di ciascun territorio per rilevare le specificità di ogni contesto e della sua utenza e individuare bisogni formativi specifici da perseguire nel corso della formazione. L’analisi dei bisogni ha portato a delineare percorsi di resilienza appropriati per ogni contesto e ad individuare strumenti utili per monitorare e valutare eventuali miglioramenti nel benessere dei bambini e ragazzi coinvolti. 


2. Raccolta e valutazione dei fattori di rischio e di protezione

RiRes concepisce la resilienza come un processo dinamico, che emerge dall’equilibrio dei fattori di rischio (esperienze ed eventi che aumentano la vulnerabilità) e di protezione (caratteristiche personali e contestuali che riducono l’impatto negativo delle situazioni avverse) che intervengono nella vita dell’essere umano. Da qui, la necessità per l’operatore di ricercare quei fattori specifici che caratterizzano le vite dei bambini e delle famiglie con cui quotidianamente lavora.

3. Il percorso formativo “Tutori di Resilienza”

Il team RiRes ha condotto un primo percorso formativo al modello “Tutori di resilienza”, trasversale alle città coinvolte, per avvicinare gli operatori al paradigma della resilienza e fornire loro conoscenze e strumenti da implementare nel lavoro con i piccoli utenti e con le loro famiglie. Le giornate formative hanno avuto luogo nei mesi di ottobre e novembre 2018 e hanno portato ciascun team di partecipanti a riflettere su come poter promuovere resilienza negli utenti del proprio centro, integrando il proprio lavoro quotidiano con il modello proposto. A tal fine, il team RiRes ha proposto nei tre diversi contesti alcuni principi condivisi di azione, sulla base dei quali gli operatori hanno svolto un lavoro di riflessione e progettazione, ed hanno elaborato un planning di azioni psicoeducative e laboratori espressivi finalizzati al raggiungimento di ciascun principio, da inserire nella loro pratica quotidiana con gli utenti. 

4. Monitoraggio e valutazione in itinere

Il monitoraggio del progetto  si è svolto in 3 momenti: 

  • Baseline (T0): Prima somministrazione del protocollo di valutazione del progetto a minori e famiglie coinvolte

  • Mid-program assessment (T1): al termine della prima fase di implementazione del programma i beneficiari sono coinvolti nella valutazione in itinere dell'andamento dell'intervento, in termini di incremento del loro benessere e rafforzamento delle risorse, al fine di reindirizzare il lavoro deglo operatori nella II fase di implementazione del progetto. 

  • Post-program assessment (T2). Valutazione condotta al termine del progetto. L’analisi dei dati raccolti (T0, T1 e T2) ha permesso di quantificare l’innalzamento del benessere e la diminuzione della sintomatologia nei beneficiari conseguenti alla partecipazione al programma. Inoltre, i risultati hanno consentito di rilevare i principali fattori di rischio e di protezione nei partecipanti e, a partire da questi, di offrire indicazioni sulle azioni da intraprendere per promuovere processi di resilienza in utenti di centri diurni e altri servizi per utenti con esperienze di maltrattamento e trascuratezza su territorio nazionale.

5. Implementazione del modello

Una volta pianificate le modalità di lavoro con l'utenza e conclusa la somministrazione degli strumenti di valutazione, gli operatori hanno avviato l’implementazione del planning di attività e delle tecniche apprese con bambini, ragazzi e con le loro famiglie. In parallelo, gli operatori sono stati chiamati a compilare un Diario di bordo, suddiviso nei quattro principi di azione trasmessi nel corso della formazione, in cui riportare le attività, i workshop e le azioni relative a ciascun principio, intraprese nel lavoro con gli utenti e risultate dal loro punto di vista efficaci nel raggiungimento dell’obiettivo preposto. 

6. Follow-up

Nell’incontro di follow-up (Marzo-Aprile 2019), successivo alla seconda somministrazione dei questionari all’utenza, si è proposti di  ri-orientare il lavoro sulla base dei risultati ottenuti dal monitoraggio e dei punti di forza e di debolezza riscontrati. In particolare, gli operatori hanno avuto modo di riflettere insieme al team RiRes sui vantaggi e sulle criticità del modello e sui risultati emersi dal confronto tra la prima e la seconda somministrazione, circa l’evoluzione nel benessere psicosociale degli utenti. Il follow-up è stato dunque un momento in cui riflettere in maniera condivisa, rivedere e riorganizzare la pianificazione del lavoro svolto fino ad allora, per riorientarlo nella fase successiva. 

7. Stesura di un manuale

Al termine del progetto, RiRes ha prodotto un manuale operativo rivolto ad operatori e stakeholder che operano nel contrasto al maltrattamento nell’infanzia. Il manuale si propone un duplice obiettivo: raccogliere le esperienze di coloro che hanno implementato il modello Tutori di Resilienza, nell’ambito della Rete IoConto, e offrire buone pratiche, metodologie, tecniche e strumenti orientati al paradigma della resilienza, sperimentati dal lavoro pilota sul campo. Il testo “Tutori di Resilienza nella Rete ioConto” è disponibile al seguente link: https://www.cesvi.org/wp-content/uploads/2019/11/IoConto_manuale_operativo-2.pdf

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COME E PERCHE' RESILIENZA

Le condizioni di rischio che affliggono famiglie in contesti di vulnerabilità, se non intercettate, possono sfociare in fenomeni di maltrattamento e abuso, potenziali generatori nel minore di disturbi psicologici, dell’attenzione, comportamentali, affettivi e relazionali. Gli interventi di presa in carico nella maggior parte dei casi vengono condotti ex-post, ovvero quando la violenza è già stata perpetrata, e sono finalizzati a ridurre comportanti disfunzionali e sintomatologie ormai incistate nei meccanismi famigliari. L’approccio della resilienza offre una prospettiva differente sull’intervento, focalizzata sul riconoscimento precoce dei fattori di rischio che minacciano il funzionamento del nucleo e sull’identificazione e il rafforzamento delle risorse individuali, famigliari e contestuali capaci di contrastare tali rischi. In particolare, diversi autori hanno riconosciuto l’importanza assunta da figure educative capaci di fornire un supporto consapevole e orientato al rafforzamento delle risorse dell’individuo come fattore protettivo essenziale nell’attivazione di processi resilienti. La resilienza non è dunque concepita come un tratto di personalità né come un elemento innato. Piuttosto, RiRes concettualizza la resilienza come un processo dinamico che può essere attivato e facilitato dalla presenza di operatori che svolgono la funzione di Tutori di Resilienza. 

Introdurre il framework della resilienza all’interno di progetti di tutela di minori significa dunque elaborare una formazione contesto-specifica ed esperienziale multilivello, che si rivolge direttamente agli operatori assistenziali e indirettamente ai beneficiari ultimi, ovvero minori e famiglie a rischio. La formazione agisce così su diversi livelli interconnessi fra loro:

  • Riformulazione dell’immagine “vittimizzata” e “passivizzata” delle famiglie esposte a condizioni di rischio e violenza: la formazione consente agli operatori di cambiare prospettiva al fine di non concepire più il l’utenza unicamente come vittima, ma come soggetto dotato di risorse in grado di fare fronte agli eventi avversi.

  • Capacità di riconoscere, identificare e rispecchiare le risorse nell’utenza. Gli operatori sono portati innanzitutto ad esplorare le risorse (I AM, I CAN, I HAVE) al fine di poter poi supportare minori e caregiver nella (ri)scoperta e nel potenziamento di tali risorse.

  • Un percorso orientato al benessere positivo che parte dalle risorse: il percorso di ToR consente agli operatori di riformulare il paradigma classico che vede coincidere il benessere con la presa in carico della vulnerabilità, integrandolo con una visione incentrata sul benessere come realizzazione delle potenzialità individuali di fronte ad eventi avversi.

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